Il percorso
espositivo
La foresta di Tarvisio

Antichi mestieri della foresta di Tarvisio

IL FERRO E IL FUOCO: LA VALCANALE METALLURGICA

Dal secolo XI, l’abbondanza di acqua e legname ha reso la Valcanale un polo metallurgico strategico. Sotto il dominio dei Vescovi di Bamberga, una rete di opifici produceva manufatti esportati fino al Fondaco dei Tedeschi a Venezia. Nel 1750, Malborghetto contava sedici magli azionati dai corsi d’acqua. In queste officine, il mastro fabbro guidava la produzione soprattutto di attrezzi agricoli, ognuno dei quali veniva marchiato con il simbolo del maglio d'origine.

In esposizione: La strumentazione completa delle fucine, che include incudini, pinze, mazzuoli e stampi utilizzati dai fabbri per forgiare e rifinire il ferro incandescente.

L’ECONOMIA DEL BOSCO

Il legno era il cuore pulsante della valle: combustibile per il riscaldamento, materiale edile e fonte di carbone di legna per le fucine. Il percorso museale illustra le fasi del lavoro boschivo attraverso i suoi strumenti per le misurazioni, l’abbattimento e l’esbosco.

L'INGEGNO IDRAULICO: LA SEGHERIA VENEZIANA


Al centro della sala spicca il modello della segheria veneziana, simbolo della tecnologia pre-industriale. Grazie a un sistema di bielle e manovelle azionato da una ruota idraulica, una sola fonte di energia muoveva simultaneamente la lama (moto verticale) per il taglio e il carrello (moto orizzontale) su cui era fissato il tronco. Questo automatismo permetteva di produrre un'asse finita in circa dieci minuti, rivoluzionando i ritmi di produzione della valle.

La foresta di Tarvisio: un ecosistema vivente

Con i suoi 24000 ettari, la Foresta di Tarvisio rappresenta uno dei polmoni verdi più suggestivi d'Europa. Questa sala abbandona la rigida classificazione scientifica per offrire un’esperienza immersiva nei principali ecosistemi del territorio, analizzando l'interazione tra flora, fauna.

IL PERCORSO ESPOSITIVO COMPRENDE:


  • Diorami naturalistici: spaccati di vita nel sottobosco, alle medie e alte quote con focus su insetti, piccoli mammiferi e grandi vertebrati (orso, camoscio).
  • Biodiversità vegetale: pannelli dedicati alle associazioni di resinose e latifoglie, con particolare rilievo per il faggio e l’abete rosso.
  • Fauna selvatica: esemplari tassidermizzati e vetrine entomologiche che illustrano la ricchezza delle specie locali.
  • Area multimediale: un plastico orografico integrato da tre video per esplorare virtualmente la morfologia e i paesaggi del Canal del Ferro e della Val Canale.

PILLOLE DI STORIA: LA FORESTA DI TARVISIO

Le origini bambergesi (1006 – 1759) La storia della Foresta inizia con la donazione imperiale della Valcanale al Vescovado di Bamberga. Per secoli, il bosco è stato una risorsa strategica per l’industria mineraria e i magli. Già nel 1532, la nomina del primo Waldmeister (Maestro dei boschi) segnò la nascita di un apparato amministrativo per tutelare questo immenso patrimonio.

Dalle concessioni ai "Diritti di Servitù". Sotto il dominio vescovile, i sudditi godevano di prelievi gratuiti di legname per necessità vitali. Con il passaggio all’Austria nel 1759, queste consuetudini divennero norme rigide: la “Patente Imperiale” del 1853 sancì i diritti di servitù legati alla casa, garantendo ancora oggi alla popolazione locale il prelievo di legna da ardere e da costruzione.

Questo inestimabile tesoro oggi appartiene al FEC, il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, e dal 2017 è gestito dal CUFA (Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari) dell'Arma dei Carabinieri, attraverso il Comando per la Tutela della Biodiversità.

Un valore comunitario Da antico simbolo del potere temporale del Principe-Vescovo, la Foresta è oggi percepita come un tesoro collettivo, dove la conservazione naturalistica si intreccia con le tradizioni secolari della comunità locale.